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Dall’Argentina Mencho Sosa, giocoliere di football

Teatro Improbabile, la fortunata rassegna di artisti di strada in corso a Noale, mercoledì 2 agosto fa tappa al Borgo dell’Oasi, uno degli sponsor dell’iniziativa, per uno spettacolo che farà contenti soprattutto gli amanti del calcio. Dall’Argentina arriverà Mencho Sosa, giocoliere, giocatore di football e artista eccentrico. Lo spettacolo, dal titolo “Futbol & Circo”, inizierà alle ore 21.15, nell’area dell’ex fornace Cavasin in via dei Novale, adiacente alla pasticceria Zizzola. L’evento è organizzato dalla Pro Loco in collaborazione con la compagnia Acqualtateatro e il Comune di Noale.

Mencho Sosa è un giocatore di calcio che ha deciso di trasformare i campi di calcio in arene circensi, allietando le persone con le proprie abilità, mescolando il freestyle del calcio con la giocoleria classica e aggiungendo quel pizzico di umorismo che conquista il pubblico. Questo singolare personaggio, espressione del popolo calcistico in ciascuna delle sue imprese, delizierà gli spettatori attraverso la passione del calcio e la magia del circo. Portando nell’arena quel clima da Domenica sportiva, dove il pubblico diventerà parte attiva dello spettacolo.

Dai 3 ai 18 anni gioca, senza mai fermarsi, in diverse squadre di calcio di Buenos Aires: difensore del Santos Lugares, Società Villa Martelli, Gioventù Belgrano, Argentinos Juniors, River Plate, San Lorenzo.
Nel 1999 inizia a studiare teatro e ad apprendere l’arte circense in diversi centri culturali e per strada, dove incontra molti giocolieri che lo ispirano e lo portano a migliorarsi continuamente. Dal 2003 fino al 2005 studia teatro presso il Conservatorio Municipale di Arte Drammatica di Buenos Aires e mimo presso la Scuola Argentina del Maestro Angelo Elizondo. Dopo aver viaggiato molti anni grazie alla sua arte e aver partecipato a vari convegni e incontri di circo in Argentina, Brasile, Venezuela, Uruguay, Spagna, Italia, Germania, Grecia, Slovenia, decide di mescolare le sue due passioni: il calcio e il circo. Esplora accuratamente l’uso del pallone da calcio come materiale di giocoleria da manipolare attraverso l’uso dei piedi, delle mani, della testa e del corpo.

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Gli acrobati del Duo Ma’Mè al parco Acquaestate

Teatro Improbabile, la rassegna di artisti di strada che sta riscuotendo un successo crescente di pubblico, mercoledì 26 luglio farà tappa all’interno del parco acquatico Acquaestate di Noale. Ad intrattenere grandi e piccini sarà il duo Ma’Mè composto da Marcello Fares, artista formatosi alla scuola di circo di Torino e Marianna Fontanelli, insegnante di discipline aeree. Il duo nasce dall’incontro di un’artista innamorata del mondo dell’acrobatica aerea ed in particolare dei tessuti e di un giocoliere che al movimento sospeso in aria preferisce quello a terra con la sua roue Cyr (ruota libera).

Alle ore 21.15, con ingresso libero, andrà in scena lo spettacolo “Lei non sa che sonno ho io”. Lo spettacolo presenta un susseguirsi di scene di vita quotidiana: Un letto, dei cuscini, una coperta, un tavolino per il caffè diventano luogo dove l’abitudinario diviene straordinario. All’interno di esse si inseriscono i due protagonisti e le loro spiccate personalità. Il tutto verrà portato in scena grazie a clownerie, verticalismo, tessuti aerei, mano a mano, ruota Cyr, e manipolazione del fuoco. La particolarità di questo spettacolo è la totale assenza della parola. Ogni frammento della storia verrà raccontato grazie all’uso della corporeità, degli oggetti di scena, della mimica e dei suoni.

Per l’occasione gli organizzatori della rassegna estiva di teatro di strada, ovvero Pro Loco e Compagnia Acqualtateatro, invitano gli spettatori, in particolare i più piccoli, a partecipare allo spettacolo indossano un costume (non da bagno, però): al termine della serata una giuria premierà i migliori travestimenti.

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Una danza nel fuoco, giocoleria per grandi e piccini

Una danza del fuoco messa in scena dagli artisti della compagnia GiocoleReggio nata dall’unione artistica, tutta mediterranea, tra Calabria e Sicilia. Sarà questo lo spettacolo in programma mercoledì 19 luglio a Noale (piazzetta Dal Maistro, ore 21.15, ingresso libero), terzo appuntamento della rassegna “Teatro Improbabile”, promossa da Pro Loco, Compagnia Acqualtateatro con la collaborazione del Comune di Noale.

Lo spettacolo fonde più discipline artistiche, che spazia dalla giocoleria classica a quella infuocata, con l’utilizzo di attrezzi tipici e di nuova invenzione, arrivando alla danza del ventre e all’eleganza del tango argentino ballato e coreografato da una maestra di questa arte unito alla magia del fuoco. Questo spettacolo riesce a toccare il cuore dello spettatore lasciandolo affascinato dai movimenti sensuali del ballo e stupito dall’atmosfera creata del fuoco.

La compagnia di artisti di strada GiocoleReggio nasce nel 2006 dalla passione e dalla curiosità di conoscere e cimentarsi nel mondo della giocoleria e dell’arte di strada. Nel corso degli anni la piccola associazione è cresciuta a vista d’occhio e si è arricchita sempre di più di artisti. Ultimo “acquisto” della Compagnia è stata la maestra di Tango Argentino e Make up artist Debora Pellerone che in pochi anni non solo è riuscita a imparare tutto il possibile divenendo un’artista completa e indispensabile per l’associazione tanto da essere parte integrante della dirigenza GiocoleReggio, ma è riuscita a fondere e integrare la sua esperienza in altri settori con quella della giocoleria.

Ad oggi, la GiocoleReggio, può vantare partecipazioni a diversi festival di arte di strada e convention di giocoleria, che sono state di fondamentale importanza nella crescita formativa del gruppo, tra le più importanti ricordiamo la partecipazione al tour calabrese del circo Frimer, l’esperienza fatta in Romania con l’associazione umanitaria internazionale PARADA, diversi buskers e Festival di strada in tutta Italia, toccando città come Roma, Ragusa, Brindisi, Cosenza, Pisa, Verona e molte altre ancora tra Nord e Sud.

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Il clown Paolo Piludu prossimo ospite del Teatro Improbabile

Dopo il debutto che mercoledì scorso ha riempito di bambini e famiglie piazzetta Dal Maistro di Noale, la rassegna Teatro Improbabile, organizzata da Pro Loco e Acqualtateatro, con il patrocinio del Comune, propone un nuovo appuntamento mercoledì 12 luglio, alle ore 21.15. A far sorridere grandi e piccini, con il suo spettacolo comico minimale musicato dal vivo, sarà Paolo Piludu, diplomato presso il Noveau Clown Institute di Barcellona, fondatore di www.circoinvaligia.it e della compagnia ‘i 4 elementi’ teatro di strada, appassionato di giocoleria ed equilibrismi. Titolo dello spettacolo As-Solo per pianoforte, scope, racchette da ping pong & ukulele.

Lo spettacolo è ad ingresso libero come tutti gli altri appuntamenti che seguiranno ogni mercoledì di luglio e agosto.

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Il vincitore Rigon con il presidente del premio Nassuato (foto Raffaelle Pellizzon)

Premio Nassuato, ecco il tema del vincitore Simone Rigon

Pubblichiamo, con l’autorizzazione del presidente del Premio culturale Tonino Nassuato, l’amico e socio Antonio, il componimento del vincitore della 28^ edizione Simone Rigon (che ci ha autorizzato anch’egli). La cerimonia di premiazione si è svolta stamane in sala San Giorgio a Noale. Complimenti a questo ragazzo, eccellenza di testa e di cuore, e a tutti i suoi compagni che hanno concluso la scuola dell’obbligo con il massimo dei voti. Si preparano a diventare nel migliore dei modi i cittadini noalesi di domani. 

TEMA VINCITORE DI SIMONE RIGON (CLASSE 3^ D)

 “A quattordici anni sei un funambolo a piedi nudi sul tuo filo e l’equilibrio è un miracolo”. (Alessandro D’Avenia)

Una frase strana, che alla prima lettura non dice niente, ma in realtà vera e profonda. A quattordici anni sei nel pieno della tua adolescenza e nel paragone si capisce che sei a metà del filo. Non esiste quindi una via di fuga o magari una scorciatoia. L’unica soluzione per arrivare vivo al giorno dopo è il traguardo, il punto di arrivo.

Io, appena ho letto questa frase, ho immaginato me stesso sopra uno di quei fili, senza ausili come imbragature, reti o scarpe, ma io a piedi nudi che conto solo sulle mie forze e cerco di non cadere, perché il vuoto sotto di me è profondo.

Io interpreto questa frase dello scrittore Alessandro D’Avenia come un punto di non ritorno: non esiste il tornare indietro, esiste  solo l’andare avanti perché non si può ritornare indietro nel tempo. Secondo me, egli ha immaginato che il filo fosse tutta l’età adolescenziale e il quattordicenne ci cammina sopra avanzando pian piano, essendo anch’egli adolescente.

Penso a me, alle esperienze fatte, ai miei amici e alle cose che potrebbero succedere. Qui il punto di partenza è l’infanzia, la fanciullezza, mentre il punto di arrivo è l’età adulta.In tutti questi anni, in questo periodo molto difficile chiamato adolescenza, ognuno cerca di trovare una propria identità e un proprio equilibrio all’interno del mondo, perché fino ad oggi siamo sempre stati aiutati dai nostri genitori che ci hanno insegnato come stare in equilibrio e quando cadevamo ci hanno sempre aiutato a rialzarci, spiegandoci come migliorare e stare per più tempo in equilibrio.

Adesso mi viene in mente un altro paragone: io faccio lo sbandieratore e gli esercizi non vengono quasi mai perfetti.Ecco, se gli esercizi non sono perfetti l’allenatore ti insegna come farli diventare così e lo stesso fanno anche i genitori con “l’equilibrio”.Inoltre quando si sbandiera vi sono molte avversità: il sole, il vento…

Queste difficoltà non sono le reali problematiche dei ragazzi, ma possono simularle, e i genitori insegnano loro come contrastarle.Arrivati all’inizio della fune i tuoi genitori non ti lasciano da solo, anzi aspettano che tu arrivi dove sono loro: dall’altra parte, all’arrivo.I genitori ti hanno dato tutti gli strumenti per arrivare dall’altra parte e sta a te decidere se metterli in pratica o no.

Inoltre, per decidere se metterli in pratica o no bisogna pensare che loro quel percorso l’hanno già fatto, ovviamente diverso dal nostro, ma molto simile.Una cosa però è certa: sono arrivati al traguardo.Può anche essere che siano caduti, ma sono riusciti ad aggrapparsi alla fune e a ritornare su.

L’equilibrio, che nella frase D’Avenia definisce un miracolo, per me assume il significato di vivere la propria adolescenza, vivendo sì esperienze nuove, ma non troppo eccessive.L’equilibrio su questa fune inoltre è un miracolo anche per un altro motivo, ovverosia perché l’adolescenza è l’età della precarietà.Durante l’adolescenza si scopre un nuovo senso di precarietà: nuove paure, nuovi sguardi sulla vita…

Questa età è un po’ come quando si mette il primo piede fuori casa, quando non sai fuori cosa ti aspetta e non sai se uscire ancora un po’ facendo un altro passo o se accontentarti di quello che hai visto, sentito e provato e ritornare in casa.E’ anche l’età delle scoperte e delle novità e questo crea la precarietà, perché tutte le esperienze nuove che si vivono quali la prima grande cotta, la prima grande bevuta c’entrano tutte con l’equilibrio.

All’inizio avevo pensato che a far cadere dalla fune fossero determinati fattori negativi, come sostanze stupefacenti, alcool …Ora invece penso che la caduta può essere causata dalle varie avversità che si possono incontrare e che ostacolano la tua camminata.E’ come se tutte queste cose ti si mettessero davanti e ti colpissero per farti cadere nel baratro, nella gola del canyon.

Molte volte  sostanze o bevande ti sembrano una fuga o una scorciatoia dalla  fune e ti fanno salire su una tavola di legno più larga e meno precaria, ma molte volte questa si muove improvvisamente e si spezza lasciandoti cadere.Questa caduta è il punto di non ritorno, il punto dal quale è difficile uscire: le dipendenze e addirittura la morte.

Ovviamente, al contrario, si pensa che la prima grande cotta sia una cosa bella, ma bisogna vedere se dura, perché appena finisce si ha un senso di dolore mortificante.Bisogna resistere a questi dolori: io per ora ce la sto facendo e cammino tranquillamente sulla fune.

Io continuo con il mio funambolismo, passo dopo passo, infischiandomene di quello che mi dicono le altre persone a cui sto antipatico e ascolto solo quelle che mi vogliono bene e mi amano. Ecco qui un’altra parola: “amare”. Molte volte questo verbo è usato in modo improprio solo per far sentire felice l’altro. Quante volte si sentono dire o si leggono dei  “ti amo”, ma dubito che tutte queste persone siano disposte a morire per salvare l’altra, perché è questo che vuol dire amare.

Comunque, ritornando al discorso funambolo, molte volte una rottura di un  fidanzamento, la fine di una grande amicizia, il non essere come si vuole ci portano a fare gesti sciocchi e senza senso.Ho conosciuto un paio di persone che proprio per questi motivi erano depresse e si tagliavano e, dato che a me non piace vedere soffrire le altre persone, ho cercato di farle smettere, e con una ci sono pure riuscito, spiegandole che non aveva senso. Ecco, lei era lì, in un equilibrio molto più precario del mio e con un altro colpo forse sarebbe caduta e non sarebbe più tornata in superficie.

Ormai si è sul filo e bisogna vivere il momento, come dice il vecchio detto “carpe diem”, ovverosia “cogli l’attimo”.Durante il percorso già fatto può essere che abbiamo rischiato molte volte di cadere e addirittura siamo caduti, ma dopo tutto noi siamo ancora qui a vivere la nostra vita giorno per giorno, minuto per minuto ed è inutile guardare gli errori fatti in precedenza a distanza di anni: si riflette subito su quegli errori e si cerca di non ripeterli in futuro.

D’altronde, come dice Lorenzo Cherubini, più conosciuto come Jovanotti, “il passato è passato, nel bene e nel male”.

Il vincitore Rigon con il presidente del premio Nassuato (foto Raffaelle Pellizzon)

 


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