Il piccolo poema di Raffaele Roncato, senza esigenze stilistiche o metriche, è liberamente ispirato ad un fatto realmente accaduto. I nomi dei personaggi e dei luoghi sono reali e fedelmente aderenti alle fonti storiche di riferimento  e più in generale alla storia di Noale e della famiglia Tempesta. Racconta della sfortunata storia d’amore di due giovani, lei Fiore, lui Giovanni, vissuti nella  prima metà del   XIV secolo  nella contea di Noale,  ove era signore Guecello Tempesta. Essi vennero uccisi  con una lancia dal fratello di lei di nome Alberto in una notte del mese di giugno dell’anno 1332. Ancora una  volta Amore é più forte delle convenzioni del tempo: ad un giovane povero e ad una ragazza di condizione agiata o viceversa, non era concesso di poter vivere una vera ed intensa storia d’amore. L’Amore alla fine vince la morte.

1) Piangano o Novale le tue torri                                    

pianga la tua contea, la colomba                                 

non vola più lassù, un grave lutto, una tomba            

Fiore e Giovanni non son più lor colori.                    

Pianga la Padovana fino a Stigliano                            

fermi  Musone il suo corso  lento e piano.                

Ascolti la Marca e il trevigian cadrobio                     

dove Amore ci spinse non ci fermò odio                   

Tu o Marzenego che il Tempesta piegò                 

ferma il corso, e l’acqua ove Lei i piedi bagnò.        

 

2) Giovanni il mio nome, nacqui in Padovana

freddo povertà e fame e tristezza compagnaron

amor di madre e fratelli, persi il padre, mai mancaron.

Lasciai famiglia e giochi e la terra pavana

ove il padre mi volea forte e abile arciere,

venni invece vaccaro povero e dimenticato stalliere.

Arrivaron, uccisero madre e fratelli,  scappai

e al castello di Noale, all’ombra delle torri andai.

Sotto la porta Trevisana al mercato fui comprato

da Floravante della Fossa presto occupato.

 

3) Fiore mi chiamaron quando nacqui a maggio

era quel mese di fiori e colori..

Di Fossa fui, non povera la stirpe, ai bagliori

al tramonto di Noale il padre portavami adagio.

Nacqui e mia madre sul grano riposava ove nido d’allodole

fra fiordalisi stava e Fiore fino alle novole

fui chiamata. A Noale il padre andava,

io con lui al tramonto alla rocca correa e bagnava

i piedi quando Torre Vecchia vedea sull’acque

e intinger piccolo pollice finchè al padre piacque.

 

4) Amor ci volle nascosti ai più, mentre segreti, intensi lamenti

non di giorno ma di notte ci furono compagni

e baci e carezze furtive più grandi fecero i lagni.

Quel silenzio che in vita dolce fece amor tra tormenti

ora ci lega più di prima quando destino avverso non vuole:

ove Amor si misura, Cupido la faretra piena suole

perder e rossi dardi e piange perduta lena.

Terre,  castelli, cavalli e armi mai resero vita piena,

amor di Giovanni, povero famulo, fu gran tesoro

e me Fiore ricca ma sola, coronò come d’alloro.

 

5) Trovatori e feste nel castello di Novale ove Guecello dimorava

amato da Caterina padovana, mai dimentico

del primo amor di Gaia trevigiana che frutto nuovo e antico,

Meladugio chiamaron e con Nicolò e Vampo ora amava.

Venni io Fiore ad una sera di festa alla Torre antica

quando a maggio la libellula non fatica

e vola più su, più su, dimentica del bianco cristallo di neve

accanto a lei d’inverno, pur freddo, ma fiore adagio e lieve.

Flebile luce dalla torre uscia quando a passi lenti io era al castello

notte e silenzio, canto trobador vincea come battito d’ ali d’uccello.

 

6) Venni con madre e sorella alla porta del Tempesta,  vidi

Giovanni povero famulo sorvegliare cavallo del signore,

lui non potea entrar perché servo venduto sanza onore.

Scesi il destriero, il guardai, lui non osò occhi alzare ma io ‘l vidi.

Come potei amarlo così quando lingua d’Amore agli occhi sa parlare?

Amor più grande donommi Amore quella sera, di vedere sanza guardare.

Entrai alla festa nella Rocca, non godei occhi di cavaliere,

a Giovanni pensava il cuore non a sua condizion servile, il troviere

cantava e io sola al balcon verso Buchignan guardava il tramonto

quando… sguardo di Giovanni lassù salì, d’Amor così iniziò il tormento.

 

7) Aravo il campo,  spingea buoi e aratro, ove fatica e pianto

di perduta famiglia, Amor di Lei che non conobbi mai

prima della sera al castello. O voi  tutti udite questi lai:

io povero Giovanni di Padovana, il nome di Lei non vanto.

E occhi e portamento di giovane fanciulla ricordo,

lignaggio ricco lei ma l’amor dè poveri non è sordo

a’ lai del cuore, questa sì è pace e gran sentimento.

Più la vidi finchè…,  di notte veglio ed è tormento,

a signoril destriero, al fienile, io dormo e parlo

forza d’Amor mai potè cuore tenere ne’ lacci o tarlo.

 

8) D’allora solo la notte senza luna ci fu compagna,

luce del sole a cuori d’amore mai mancò,

a noi d’opposta condizion, sorte avversa toccò

dove buio silente e solo canto d’usignol s’accompagna,

amor di Fiore e Giovanni nascosto quaggiù

rese noi d’intensa passion sinceri a quei che fu

più grande la notte fece nostro Amore nascosto, ai più inviso.

Lunghi capelli di Lei accarezzava le mani e’l viso,

e teneri sospiri facea più dolce il  volto, e grillo tacea

sullo stelo, soffio di brezza tra fili d’erba ove il nudo piede movea.

 

9) Cura maggior ci colse l’ultima notte e affanno,

tristi presagi nella lunga sera d’estate sole non tramontava

e l’attesa della notte noi confortava. E il Sole non bramava

con le ombre vestirsi quella sera, quella del danno.

Profumo di grano, file di covoni quando la prima stella

sedette sola nel cielo di giugno e stanco mietitor con lei favella.

Alberto fratello di Fiore con lancia nel buio della campagna

a cacciar l’ombre nel grano. Due d’Amore compagni

nella notte si amavan Fiore e Giovanni eran loro.

Cadde lei senza bagnare di sangue, poi Giovanni e le stelle furon coro.

 

10) Amore racconti del bene che in vita ci legò

vani non furon sospiri segreti ai più e tormento.

Passione nascosta sempre grande fece sentimento

che morte mai separò ma unì chi dolor portò.

Ora piangano o Novale le tue torri e ponti e castello

Destino non volle, ma sigillo d’Amor ora siam, e tu luna piena

la Rocca nell’acqua vedi, e Fiore vicina con lena

piccolo piede bagnare, e Giovanni seduto sulla sponda cercare

lassù torre Buchignana ove al balcon Amor volò desioso d’amare.