Partendo dal brano proposto, cerca di immedesimarti nel giovane protagonista e narra la sua esperienza attraverso i suoi occhi. Chi è il giovane? Dove sta andando? Da chi sta fuggendo? Quali sono i suoi sogni?

“Ce l’avevo fatta. Ero salito su quell’imbarcazione in mezzo a centinaia di altri, alcuni dei quali, dopo tanti giorni passati insieme, nel garage e nel camion, ormai erano diventati amici. Io che non avevo mai visto il mare prima d’allora, scrutavo quella distesa che si perdeva lontanissima, scura contro il cielo notturno”. (P. Zannoner: Sopra l’acqua sotto il cielo. Milano, Mondadori, 2006)

COMPONIMENTO DI MADDALENA AGOSTINI

Eravamo stretti lì, tutti terrorizzati dalle onde del mare che urtavano con violenza l’imbarcazione e la facevano oscillare. Eravamo tutti poveri, privati di ogni minima ricchezza che avevamo; tutto ciò che possedevamo l’avevamo scambiato con quel viaggio che ci avrebbe portato lontano dalle guerre.

A noi, che avevamo dato tutto, non era stato assicurato niente. Tutti volevamo realizzare i nostri sogni, volevamo una vita migliore. Ed io mi ritrovai li, circondato da persone ma così solo, senza la mia famiglia che aveva dato ogni cosa per la mia salvezza. In quell’imbarcazione c’era un gran baccano: gente che urlava, bambini che piangevano, donne incinte che pregavano. Durante il viaggio, però, si stava sempre meno stretti, le onde non avevano pietà e l’imbarcazione non si fermava mai.

Eravamo in molti, li, a non saper nuotare e le onde più violente si prendevano qualcuno di noi, che spariva in quell’enorme distesa d’acqua.  Man mano che ci avvicinavamo alla destinazione, l’Italia, cominciavo a chiedermi cosa mi sarebbe successo all’arrivo; in fondo ero solo un bambino in mezzo a tanta gente.

Una sera come tutte le altre navigavamo nel buio e da lontano vedemmo una nave. Tutti cominciarono ad agitarsi e io fui spinto a lato.

La nave si avvicinava, ma non si fermò. Il suo passaggio creò una grande onda, più violenta delle altre. Ancora una volta il mare fece vittime, una delle quali, stavolta, fui io. L’acqua era gelida e non mi lasciava respirare. Sentivo urla, a destra e a sinistra, i miei pensieri erano confusi: pensavo ai miei genitori che hanno dato tutto ciò che possedevano  sperando che mi salvassi e che ora erano poveri e non sapevano che non ce l’avevo fatta. Pensavo che ero così vicino alla vita che sognavo. In un attimo di follia e speranza cominciai a divincolarmi, cercando di avvicinarmi all’imbarcazione, ma non sapevo nuotare e l’imbarcazione era già lontana, non si fermava mai. Fui io, invece, a fermarmi. Le urla erano sparite, gli altri che, come me, erano stati scaraventati in mare erano spariti nelle sue gelide  profondità. In quel momento capii che non c’era più speranza per me e abbandonai le ultime forze che mi erano rimaste.

Così quel mare che tanto mi aveva affascinato, mi prese con sè. L’ultima cosa che ricordo è un’alga che mi sfiorò il braccio.

Spero che non ci siano stati altri disastri come questo, che i sopravissuti siano arrivati sani e salvi e che abbiano inseguito i propri sogni. Certo, non si può sapere, il mare è imprevedibile, ed io lo so bene.

Sono Samir, ho dieci anni, e li avrò per sempre.”