Pirola_parola_Noale_04

Nella tradizione veneta i fuochi dell’Epifania vengono battezzati con vari nomi a seconda della zona di appartenenza: “Pirola Parola” nell’entroterra della campagna veneziana, “Pan e Vin” nel trevigiano, la “Casera” nel Veneto Orientale, oppure con altri nomi di fantasia. E’ proprio il caso di dire che essi traggono origine dalla notte dei tempi. Il fuoco, fenomeno misterioso che riscalda e illumina, determina sensazioni particolari, inspiegabili, magiche, divine. Ecco perché le religioni primitive esaminavano con attenzione tutti i suoi effetti per ricavarne poi i presagi che esprimevano la volontà degli dei.

Il rogo della “Pirola Parola” è quanto rimane di quei rituali primitivi che i nostri avi utilizzavano per conoscere l’andamento meteorologico stagionale. Così in occasione del falò dell’Epifania, viene riproposta una serie di azioni, canti, invocazioni e filastrocche propiziatorie da farsi prima, durante e dopo il rogo, che preludono al momento in cui, osservando la direzione presa dal fumo e dalle faville, l’anziano vate trae il presagio per il nuovo anno.

La tradizione della “Pirola Parola” rivive ogni anno a Noale, il 6 gennaio, ad opera della Pro Loco e degli oltre 100 figuranti in costume contadino appartenenti ai vari borghi della città. Il rito si svolge secondo le antiche formule tramandate grazie alla ricerca storica del maestro Giacomo Dal Maistro e rivisitate ogni anno da Dino Libralato, cultore di storia locale.

 

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